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Per il secondo anno consecutivo, la Commissione Europea ha richiamato tutte le istituzioni europee a scelte rigorose nella preparazione delle previsioni di spesa per l’anno 2013. In un monento di tagli dolorosi per i governi di molti Paesi – ha ricordato il Commissario al Bilancio Jarusz Lewandowski in una lettera – è lo stesso apparato istituzionale UE a dover dare l’esempio contenendo le spese amministrative, che rappresentano ad oggi circa il 5,8% del budget totale dell’Unione.

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Proprio mentre i governi europei faticano a contenere l’emorragia occupazionale dei più giovani – tema che sarà oggi al centro del dibattito tra i Capi di governo nel vertice europeo mensile – si apre a Bruxelles la conferenza celebrativa per i venticinque anni del programma Erasmus, uno dei progetti più “visionari” e popolari sviluppati dall’Unione Europea. Lanciato nel 1987 dalla Commissione presiediuta da Jacques Delors, ed intitolato al grande studioso olandese, Erasmus ha permesso nell’ultimo quarto di secolo a quasi tre milioni di giovani europei di formarsi e confrontarsi in un altro Paese europeo. Sulla base di questo successo Parlamento e Commissione sperano di permettere ad ancora più studenti di godere di quest’esperienza nel prossimo quadro finanziario a partire dal 2014.

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Sono ancora molti gli ostacoli e le resistenze all’implementazione di un’Area Europea della Ricerca (ERA) forte, unita ed attraente, uno degli obiettivi cardine lanciati dalla Strategia di Lisbona. I soggetti interessati, consultati dalla Commissione nell’ambito di un’indagine conoscitiva, hanno menzionato una serie di problemi da risolvere per rendere l’Europa una destinazione attraente per la ricerca, tra cui l’assenza diffusa di procedure trasparenti per le assunzioni, le difficoltà di mobilità e cooperazione trans-frontaliera, le carenze infrastrutturali ed i punti interrogativi su prospettive di carriera e trasferimento di conoscenze. “Con l’Europa alla ricerca disperata di crescita, l’ERA non puo’ più aspettare” – ha sottolineato la Commissaria alla Ricerca Màire Geoghegan-Quinn, che ha assicurato il suo impegno per rilanciare una partnership forte per la sua implementazione.

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Nel quadro dell’appena lanciato Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e la Solidarietà tra Generazioni, la Commissione ha lanciato un’iniziativa pilota per sostenere un sano invecchiamento in Europa. Parte della più ampia iniziativa-faro “un’Unione dell’Innovazione”, questa partnership intende dare l’opportunità ai cittadini europei di condurre vite attive, sane ed indipendenti nella terza età, migliorare la sostenibilità e l’efficienza dei sistemi sociali e sanitari e sostenere la competitività dei mercati di servizi e prodotti innovative in questo settore. Lavorando a stretto contatto coi governi nazionali ed altri attori sociali, la Commissione mira così ad incrementare di due anni il numero medio di anni di vita sana nell’UE entro il 2020.

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Nel suo pacchetto mensile di decisioni d’infrazione, la Commissione Europea ha reso note le sue preoccupazioni per il mancato rispetto di diversi atti legislativi a ciascuno dei 27 Stati membri. Per quanto riguarda l’Italia, il Commissario all’Ambiente Janez Potocnik ha reiterato in una lettera ufficiale al governo i rilievi sull’implementazione deficitaria della legislazione sulla responsabilità ambientale. L’omonima direttiva disegna un quadro legale sulla base del principio “chi inquina paga” allo scopo di prevenire e rimediare ai danni all’ambiente. L’Italia ha ora due mesi per conformarsi secondo le indicazioni, o la Commissione potrebbe riportare il caso alla Corte Europea di Giustizia.